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Delegazione di Cia – Agricoltori Italiani guidata dal Presidente Nazionale Cristiano Fini ha consegnato le firme al Ministro Francesco Lollobrigida. Presente in delegazione anche il Presidente di Cia – Calabria Nicodemo Podella.

Una delegazione di Cia – Agricoltori italiani – guidata dal presidente nazionale Cristiano Fini ha consegnato al Ministro Francesco Lollobrigida le oltre 50.000 firme raccolte con una petizione a tutela del grano duro italiano.
Il presidente Fini ha sottolineato al Ministro le difficoltà del settore con costi di produzione alle stelle e prezzi per gli agricoltori in picchiata.
Presente all’incontro anche il Presidente di Cia – Agricoltori Italiani della Regione Calabria Nicodemo Podella, che nel suo intervento ha rimarcato al Ministro le difficoltà dei cerealicoltori calabresi che di fatto con gli alti costi di produzione ed i bassi prezzi di listino lavorano in perdita.
Il Ministro Francesco Lollobrigida ha ascoltato con attenzione le preoccupazioni sollevate dal gruppo dirigente di Cia – Agricoltori italiani e si è impegnato a convocare prima del mese di agosto un tavolo di filiera con tutti i soggetti interessati affinché i produttori di grano duro possano avere le dovute risposte.
Tra gli impegni del Ministro oltre la convocazione del tavolo, il ripristino della Commissione Unica Nazionale (CUN) e maggiori impegni per i contratti di filiera.

Nell’ultimo anno, il prezzo del grano duro è crollato da 560 a 330 euro a tonnellata e sono forti i rischi che il prezzo possa scendere ancora. Da mesi il prezzo è sceso in media del 40%, mentre quello della pasta sullo scaffale del supermercato è aumentato del 30%. Quanto ai costi di produzione, nell’ultimo anno hanno visto aumenti superiori al 40% passando da circa 800 euro per ettaro a 1.400 euro. Con gli attuali prezzi di vendita gli agricoltori lavorano quindi in perdita e si rischia sempre più l’abbandono della produzione Made in Italy, mentre crescono le importazioni dall’estero.
Il grano, secondo Cia, è l’emblema di quello che sta accadendo a tutti i prodotti d’eccellenza dell’agricoltura italiana, con un abnorme ricorso alle importazioni che annichiliscono il lavoro straordinario dei nostri agricoltori, vessati da carichi fiscali, burocratici e da costi di produzione che mortificano i loro sacrifici. Senza contare gli effetti dei cambiamenti climatici e la mancata equa redistribuzione del valore lungo la filiera, che è sempre a danno del settore.

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