La fotografia delle aziende agricole calabresi, emersa dal settimo censimento generale dell’agricoltura realizzato dall’ISTAT con il supporto dei Centri di Assistenza Agricola (CAA) tra cui il CAA della CIA, prospetta una situazione in calo: tra il 2010 e il 2020 le aziende agricole calabresi sono diminuite del 30,7%, passando da 137.790 a 95.538 (-42.252); in Italia sono diminuite del 29,87%, passando da 1.615.590 a 1.133.033 (-482.567).
Mentre le aziende, appunto, in Calabria sono diminuite del 30,7%, la SAU è diminuita solamente del 1,1% (a livello nazionale la SAU è diminuita del 2,5%).
Questi dati sono stati diffusi dall’ISTAT, dopo una prima elaborazione, in un report nazionale, dal quale emergono già alcuni dati significativi della situazione agricola della nostra regione: aumentano le aziende multifunzionali, sono più grandi e orientate all’innovazione.
L’analisi ha confermato il processo avviato dieci anni fa e che sta portando verso aziende di maggiore dimensione. E complessivamente, in 38 anni – ha evidenziato l’Istat – sono scomparse due aziende su tre, mentre la superficie media aziendale è aumentata.
In Calabria le aziende censite nel 2010 erano 137.790, con una media aziendale di 4 ettari, nel 2020 le aziende sono 95.538 con una media aziendale di 5,6 ettari, che conferma il processo di concentrazione.
La coltivazione maggiore in Calabria risulta essere quella dell’olivo (soprattutto da olio) con una superfice investita pari a ettari 158.771; seconda solo alla Puglia che conta ettari 346.169. La seconda coltivazione risulta essere quella degli agrumi con 28.799 ettari, seconda solo alla Sicilia con 61.067 ettari, mentre la Calabria risulta essere il primo produttore in Italia di clementine con una superfice investita di 9.792 ettari su una superfice totale italiana di 17.582 ettari (il 55,69%).
Le aziende zootecniche in Calabria sono 12.097 che rappresentano il 12,7% del totale regionale.

Per quanto riguarda la tipologia, continua a prevalere l’azienda individuale e familiare (93.741 sulle 95.538 del totale 2020, ovvero il 93,5%), ma aumenta l’incidenza delle società di persone e di capitali caratterizzate da una maggiore estensione.
Gli elementi che confermano il processo evolutivo sono: il ricorso ai terreni in affitto; in termini di superfici, infatti, nel 2020 si registra una crescita della quota relativa ai terreni gestiti in affitto.

La manodopera continua ad essere prevalentemente familiare, come da tradizione. La maggior parte sono localizzate al Sud, dove si trova il 41,1% delle aziende con manodopera familiare, in linea con il valore del 2010.

Le aziende agricole guidate dai giovani sono quelle che incarnano la nuova agricoltura, anche se sono nettamente minoritarie rispetto a quelle guidate dagli ultra quarantaquattrenni (in Calabria 8.201 contro 52.447 – il 13,52% – in Italia 111.777 contro 662.984 – il 14,42%). Sono quattro volte più informatizzate rispetto a quelle gestite da un capo ultra sessantaquattrenne e i processi innovativi sono comunque trainati dagli under 44. Anche il titolo di studio fa la differenza, soprattutto nel caso in cui il percorso di studi sia orientato verso specializzazioni di tipo agrario.

L’innovazione fa poi rima con multifunzionalità. Nelle aziende agricole multifunzionali a livello nazionale, le innovative sono il 39,1% in particolare per la silvicoltura (49,9%) e la produzione di energia rinnovabile (52,5%). Tra le attività connesse cresce soprattutto l’agriturismo praticato dal 37,8% delle aziende multifunzionali, il 16,8% è interessato alla produzione di energia rinnovabile.
Due attività, che facendo tesoro delle difficoltà energetiche, sono in netta crescita. Tra le aziende più digitali quelle impegnate sono nell’agriturismo, nell’agricoltura sociale e le fattorie didattiche.

Un altro elemento di riflessione è sulle donne. Anche in questo caso il Censimento rileva una flessione in termini di aziende, ma l’impegno in termini di giornate di lavoro aumenta di più rispetto a quello maschile (+30,0% contro +13,9%).
E in ogni caso se è vero che ci sono meno donne, sono invece in crescita le manager anche questo il segno di un’agricoltura avanzata, con le imprenditrici pronte a cogliere le nuove opportunità. Complessivamente salgono le giornate di lavoro standard che da 69 del 2010 hanno raggiunto 100 nel 2020.