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Cia-Agricoltori Italiani chiede e con estrema urgenza un incontro per affrontare in maniera più rapida e operativa la calamità sanitaria, ovvero la TBC bovina, che si è abbattuta sulla Calabria e in particolar modo nella provincia di Crotone, colpendo in particolare modo il settore zootecnico da carne con allevamento allo stato brado.

– scrive Cia –

Per la delicata e precaria situazione economica odierna il settore agricolo e zootecnico, non può essere lasciato solo ad affrontare questa “calamità”, né tantomeno si può pensare di replicare le stesse tempistiche in uso da molti anni a questa parte per risarcire i danni subiti. Ma partiamo dal segnalare, in primis, l’incertezza che oggi vivono gli allevatori per il fatto che non si riesce ancora a capire come questa malattia si propaghi.

 

E’ necessario fare chiarezza sugli eventuali vettori della fauna selvatica (cinghiali e altri) e la semplice risposta del settore sanitario che sono i bovini che hanno infettato i cinghiali, per noi non è interessante e importante; una volta che la malattia si è diffusa ed ha interessato anche i cinghiali, questi oggi, oltre ai bovini, sono potenziali vettori e quindi da attenzionare al pari dei bovini.

 

Quello che interessa sapere e quindi capire, con certezza – e non dovrebbe essere molto difficile – che una volta risanati gli allevamenti non si ricominci daccapo con dispendio di risorse; se non si ferma e isola la malattia, invece, il rischio è altissimo. Questo, è uno degli elementi più importanti e da garantire con estrema urgenza viste le consistenti risorse che gli allevatori devono investire per ricostituire i loro allevamenti.

Bisogna unire tutte le necessarie risorse, economiche, tecniche, umane, per gestire e portare a soluzione definitiva questa drammatica situazione, evitando di lasciare gli allevatori con tutti questi interrogativi senza risposta.
Così come è necessario rivedere il prezzario che stabilisce il risarcimento del capo abbattuto, valutando il vero valore del danno in virtù dell’uso e dell’età del capo stesso; non si possono usare parametri e valori stabiliti tanto tempo fa ed oggi non aggiornati e rivalutati alla situazione attuale.

 

– conclude Cia –

In ultimo, anche se non meno importante  una riflessione va fatta sulla fauna selvatica. Ricordiamo che questa è patrimonio dello Stato e non si capisce perché, se l’infezione colpisce un allevamento, giustamente, per salvaguardare la salute pubblica, si applicano tutti i protocolli necessari, compreso l’abbattimento dell’intera mandria e, invece, in quelli che possiamo definire gli “allevamenti” dello Stato in specie per quegli animali che scorrazzano in lungo e in largo contribuendo a diffondere la malattia e che finiscono sulla tavola dei cittadini, queste regole, questi protocolli, questi abbattimenti non scattano.

Queste sono le cose che offuscano la mente di tutti gli allevatori e di tutti gli agricoltori calabresi, e per ottenere queste risposte che confidiamo nel benevole accoglimento della richiesta di incontro.

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