Terme Romane di Acconia di Curinga del IV sec., sintesi di bellezza e ingegneria


Il territorio calabrese è da sempre fonte inesauribile di ritrovamenti archeologici, ma vi è un zona ben delimitata come quella dell’ Istmo di Marcellinara che si estende per qualche decina di Km e in un contesto paesaggistico, ambientalistico, storico, archeologico, che va dal fresco e limpido Ionio, verso “Mare nostrum” come amavano chiamare gli antichi romani, il Tirreno. Questa terra abitata fin dai primordi e sviluppatasi nel corso dei secoli, ci regala attraverso Testimonianze millenarie architetture, storie, culture, uomini che hanno modellato il territorio sul quale hanno lasciato impronte indelebili. Da pochi decenni cominciamo a studiare, a capire, a valorizzare ed ammirare nella loro complessa specificità ciò che fino a ieri apparivano, ai più, solo cose vecchie , senza passato e senza futuro.
Un unicum in questo susseguirsi di fasi storiche sono le terme romane di Acconia di Curinga databili intorno al IV -V sec. d C; Già Il nome Acconia o Laconia ci riporta senza troppi voli pindarici, alla Laconia, regione della Grecia meridionale, con Sparta città simbolo. Dunque nome importante per un luogo tra due importanti città fondate dai greci: Vibona e Terina. Si comincia a parlare e a guardare con occhi e sensibilità diversi, questo complesso negli anni ‘50 del secolo scorso.
Ermanno Arslan, storico, numismatico e archeologo italiano, si laurea all’Università degli Studi di Pavia nell’anno accademico 1962-1963 con la tesi “Le terme romane. I problemi della distribuzione degli ambienti e della strutturazione degli spazi”; diventa da subito, punto di riferimento del mondo accademico e degli studiosi per lo studio di queste strutture. Il sovraintendente alle Antichità della Calabria Dott. Giuseppe Foti, sollecitato da un articolo dell’Ispettore onorario alle Belle Arti Cesare Cesareo (1890-1977) apparso sulla rivista “Arkeologia” del gennaio-febbraio 1965, coinvolge l’Arslan in una campagna di ricerca e scavi sul campo, da cui scaturisce una interessante pubblicazione sul Klearchos: Bollettino dell’Associazione amici del Museo di Regio Calabria, che desta molto scalpore tra gli addetti e gli studiosi. Da premettere, che negli anni ’60 nella nostra zona vi era un fermento di ammodernamento e realizzazione di infrastrutture viarie e ferroviarie molto intenso, tant’è che dalla zona Ellene, dove i detriti alluvionali, portati dalle frequenti inondazioni del vicino Torrente Turrina, nei corso dei secoli , avevano semi coperto le Terme, diventa luogo prediletto dagli ingegneri e dalle maestranze della costruenda Autostrada del Sole, per prelevare materiale di riporto per la sopraelevazione dell’ Autostrada. Il manufatto viene quindi riportato in parte alla luce e poco manca che non venga anch’esso utilizzato come materiale utile allo scopo. Una parte dei muri perimetrali quella a sud-est , viene abbattuta, a questo punto si riesce a salvare il complesso con l’ intervento decisivo del sovraintendente alle Antichità della Calabria Dott. Giuseppe Foti, e dall’ Ispettore onorario alle Belle Arti Cesare Cesareo. La stessa cosa non avvenne a pochi Km di distanza in località Eccellente dove, per il costruendo secondo binario della ferrovia, si rase al suolo un imponente edificio Romano lungo la via Popilia, che univa Rhegium a Capua; la legenda vuole appartenuto a Sicca Vibonese amico Cicerone il quale scrive: « [..] sono giunto a Vibona presso Sicca [..] qui mi pareva di essere a casa mia [..] », verosimilmente fu suo ospite nei suoi viaggi a Vibona e in Sicilia. Una zona, questa, ricchissima di storia reperti e sepolture, di varie epoche, che venuti alla luce venivano sistematicamente o risotterrati o trafugati da privati.
Concentriamoci ora sulle Terme Romane di Laconia, che dal lontano fumoso passato ci appaiono come una splendida cattedrale nel deserto, cosa inverosimile come molti studiosi affermano, poiché una tale particolare struttura, doveva essere sicuramente parte di qualche grande complesso abitativo. Viene esclusa l’utilizzazione pubblica delle terme, quindi doveva essere parte della residenza di un privato cittadino molto facoltoso, per potersi permettere e usufruire di questo complesso termale; probabilmente un potente uomo politico o un latifondista come ipotizza l’ Arslan. Prima di addentrarci sulla struttura è da menzionare l’intrigante ipotesi che tale complesso fosse un tempio dedicato a Castore e Polluce, i dioscuri eroi spartani figli di Zeus.
La struttura dell’imponente manufatto rispecchia tutte le caratteristiche canoniche delle costruzioni termali romane, i vari ambienti che vediamo nella pianta e nella assonometria della sovraintendenza archeologica della Calabria del 1988, ci proiettano in ambienti molto particolareggiati, dove gli ospiti attraversando un percorso ben definito nei vari ambienti, vivevano e usufruivano dei servizi delle terme, che come ben sappiamo, non erano solo luoghi dedicati alla cura del corpo, ma luoghi di socializzazione e di incontro.
Sono stati individuati diversi ambienti come: l’ atrio-ginnasio, il frigidarium, un piccolo tepidarium-spogliatoio, due grandi calidaria, un laconicum (Il laconicum, costruzione di origine spartana da cui ne proviene il nome, era un ambiente di forma circolare con vasca centrale rivestita in marmo e nicchie lungo le pareti perimetrali) inoltre nel complesso si notano alcuni ambienti di servizio.
L’ingresso principale si trovava sul versante Nord, da qui si accedeva ad un atrio. L’atrio come si può osservare è un’area ampia, che fungeva da spogliatoio, dove gli ospiti deponevano i propri indumenti. La prima stanza era il frigidarium, dal nome stesso ambiente non riscaldato, dove passava una canalizzazione di acqua fredda di sorgente. Da qui si accedeva ad una stanza intermedia, il tiepidarium, quindi gradatamente, senza sbalzi di temperature si passava al calidarium, con quattro stanze riscaldate tra le quali una presumibilmente adibita a stanza della sauna dove il vapore raggiungeva oltre i 50 ° e il tasso di umidità arrivava al 95%. L’ acqua veniva riscaldata dalle fornaci, le quali erano disposte ai lati della struttura. Le fornaci servivano a scaldare l’acqua per i bagni caldi, vi erano delle vasche che venivano riempite a tale scopo, Tutti i canali delle terme sono ben individuati.
Per scaldare gli ambienti i romani avevano adottato un sistema molto ingegnoso di tuboli in terracotta ancora ben visibili, che creavano dei condotti nella pavimentazione e mettevano in circolo l’aria calda. Nelle fornaci grossi pentoloni scaldavano l’acqua e l’aria ; l’aria e i vapori caldi passavano nelle condutture, prima disposte orizzontalmente nel pavimento, poi queste condutture, ancora ben visibili, si alzavano verticalmente nelle pareti, in modo che l’aria calda più leggera, salisse verso l’alto, attraverso la canalizzazione descritta.
Le volte e le pareti ,molto probabilmente dovevano essere rivestite di marmi policromi e affreschi molto colorati, che creavano sicuramente un magnifico colpo d’ occhio.
La tecnica costruttiva delle Terme di Acconia, induce gli archeologi a consideralo unico esempio di costruzione nella penisola italiana con tali caratteristiche. Per la costruzione di tale manufatto oltre a maestranze locali vi è l’influsso e la mano di artigiani provenienti dalla vicina Sicilia e soprattutto dalle coste del Nordafrica, sensibilità diverse per un edificio che ci racconta un pezzo di storia dopo secoli di oblio .
Ma la storia delle Terme Romane non si ferma qui; andate ormai in disuso probabilmente per l’estinzione della famiglia che ne era proprietaria la struttura si trasforma, e come in fisica, ” nulla si crea e nulla si distrugge” nella la prima metà del VI sec. dopo la Guerra greco-gotica tra Ostrogoti e Bizantini, viene utilizzata come luogo di culto cristiano come avvalorato da studi di E. Zinzi, A. Parisi, F. Cuteri, A,Taliano Grasso. L’ edificio ma soprattutto il frigidarium con la sua pianta, ben si prestava a luogo di culto anche per la presenza di vasche che potevano essere utilizzate come fonte battesimale.
Giungendo ai nostri giorni, da sottolineare una importante campagna di scavo iniziata nel marzo 2017 condotta dalal dott.ssa Mariangela Preta, ha portato alla luce nuove canalizzazioni e una moneta . La bellezza e la specificità del luogo, non potevano non essere punto di riferimento delle Giornate Fai di Primavera; un appuntamento di grande valenza culturale, che vuole valorizzare ciò che di veramente bello offre la nostra Calabria e il nostro ricchissimo territorio con il suo incomparabile patrimonio, archeologico, architettonico e paesaggistico
Poche le notizie, tanti gli interrogativi, tanta la curiosità che ci spinge In un viaggio nel tempo a raccontare da spettatori un passato che ci sorprende sempre e ci propone ancora nuove emozioni.

Cesare Natale Cesareo